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Barmaki Imane

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Imane

la terra è mia madre...il sole è la mia coperta...il cielo è il mio spirito....
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第 1 张,共 38 张

cronache romane

sembra strano doverne parlare: Roma !!
sono qui da settimana e già inizio ad abituarmi, la città è completamente diversa da quello a cui sono stata abituata a milano. l'impatto iniziale è stato del tutto particolare, dal scendere dal treno e iniziare a cercare gli orari dell'autobus, che ovviamente sono assenti: la gente non concepisce per nulla questo concetto, si scende, si aspettata alla fermata fino a quando non arriva l'autobus, oggi ho aspettato per ben 30 minuti....ma è tutto normale.
le ragazze con le quali vivo, sono davvero simpatiche: Mara, Ilenia e Daniela...piccole/grande donne fantastiche !! Milano? mi manca la mia famiglia, le due pesti norminate Hamza & Elias e anche gli amici: Lubna e Martino !! Insomma la vita qui procede, critico Roma ma mi piace la sua gente...e poi non piove, questa è una grande cosa.
 
e mentre ascolto le mie canzoni vi mando un saluto

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA...

 
Son qui davanti al pc a cercare di studiare ancora Economia Internazionale con un sottofondo musicale Romantico mentre la mia mente inizia a viaggiare già prima di preparare le valigie che ovviamente mi serveranno per il mio trasferimento a Roma, Roma dolce Roma, chissà come sarà la mia nuova esperienza in quella città che a prima impressione mi da l'idea di essere incasinata ... è questo quello che ho pensato quando ero scesa da treno quasi un mese fa.
Ora mi tocca viverci ... iniziare di nuovo da capo tutto, dalle amicizie agli impegni sociali ...
sono spaventata e fiduciosa !!
Mio caro blog, da metà giugno sarai tu, il testimone delle mie cronache romane ;-)
 
un bacio

Celebrazione delle cose scure e chiare

E' decisamente chiaro che è nella tensione tra tradizione e modernità, tra antico e nuovo, che risiede la fine dei tabù della mia società d'origine. Quand'ero ragazzina, non potevo neppure immaginare che ci potesse essere attrazione o passione tra persone appartenenti allo stesso sesso. Il contesto nel quale vivevo mi portava a chiamare ogni tabù divieto divino senza rendermi conto che l'essere umano è figlio della società in cui nasce, della sua storia, della sua tradizione, ma soprattutto di quei limiti mentali chiamati tabù. L'Islam, al pari di tutte le altre religioni monoteiste, condanna fermamente l'omosessualità, ma la verità si accetta solo da labbra morte, come scrisse Adonis. L’omosessualità è vista come un peccato, come una colpa da nascondere, qualcosa da non esibire pubblicamente. Ovunque l’ipocrisia sociale è a la stessa: fa come ti pare, purché non se ne sappia nulla. Ma quando si viene a sapere, il coraggio di coloro che difendono se stessi e la propria identità non viene apprezzato ed è ciò che è accaduto ad Abdallah Taia, quando ha pubblicato il suo romanzo di ispirazione autobiografica "Le rouge du Tarbouche". Nei suoi libri ha avuto il coraggio di rompere un tabù: è stato il primo uomo marocchino che ha dichiarato apertamente di essere attratto da una persona del suo stesso sesso: "Sono sempre stato gay e non l’ho mai nascosto. Questo non è un viaggio, è la mia vita. L’omosessualità è vissuta, non va spiegata. Non posso nascondere che ne ho scritto, che l'ho raccontata nel mezzo di altre cose”. Nelle sue parole, così come nella sua vita, appare come un uomo fragile, timido, modesto e umile che fatica a diffondere il suo pensiero nelle menti degli intellettuali marocchini, ancorati ancora oggi a una tradizione culturale statica, pur essendo note per la loro tolleranza e apertura mentale, ma non per questo argomento a quanto pare. A differenza di quello che egli appare dai suoi romanzi, la stampa marocchina che se ne occupò, l'ha definito come un mostro e giudicò il racconto di Taïa in termini per lo più spregiativi, scrivendo ad esempio: «Si è prostituito per piacere all´Occidente»; oppure: «A parlare non è lui, ma il suo posteriore»; o ancora: «Lo pubblicano e ne parlano solo perché è omosessuale», ecc. L'autore rivendica pienamente la sua identità di omosessuale in tutti i suoi libri, anche se questa identità continua a traumatizzare l'opinione pubblica marocchina e a mettere in discussione le fondamenta di una società che non può essere più statica, ma che deve fare i conti con la realtà di tutti i vissuti, con tutte le loro sfumature. Realtà che sono sempre esistite, ma mai messe alla luce. Il superamento di questo tabù, che forse è uno di quelli che più creano disagio, non solo nella società arabo-islamica ma anche in quella occidentale, nonostante le apparenze, potrà avvenire solamente nel momento in cui si comprenderà che essere omosessuale non è una malattia o una devianza dalla natura umana, ma semplicemente un aspetto della propria identità, che non si ferma di fronte a nessun dogma, ma che è in continuo divenire. E' chiaro allora che una volta caduto questo tabù, non si avrà più paura di essere se stessi, perché quella parte radicale della società non potrà più definire l'omosessualità come pura e assoluta eresia. 

Il coming out dello “scandalo” di Taia è l’inizio di una ricerca di apertura mentale e tolleranza anche se il suo percorso è stato segnato dalla mancanza di sostegno da parte dei suoi famigliari, egli infatti ricorda la telefonata della madre: “Hai perso la testa per farci tutto questo? Per dire tutte queste cose che non si devono dire?”. Taia è un simbolo per chi come me è alla ricerca della propria identità perché fa capire che si può essere quello che si vuole se si è fedeli a se stessi, anche quando si tratta della propria identità sessuale.

 

Imane Barmaki

Libano, nuovi scontri ad est di Beirut: cinque morti

BEIRUT (Reuters) - Gruppi di sciiti fedeli al movimento di Hezbollah si sono scontrati oggi con militanti drusi filogovernativi nelle montagne a est di Beirut, contribuendo a peggiorare l'attuale crisi, la più difficile dalla fine dell'ultima guerra civile nel 1990.

I combattimenti avvenuti nella cittadina di Aley, nelle montagne alle spalle della capitale, sono solo gli ultimi episodi di violenza registrati fra i seguaci del partito di dio, appoggiato da Siria e Iran, e i sostenitori del governo in carica, a maggioranza sunnita e sostenuto dagli Stati Uniti.

Negli ultimi scontri sono morte almeno cinque persone e ne sono state ferite 12, portando il bilancio complessivo delle vittime dall'inizio delle ostilità in Libano a 46 vittime e 132 feriti.

La notte scorsa sono anche divampati combattimenti a Tripoli, la seconda maggiore città del paese dei cedri.

I disordini sono iniziati mercoledì scorso, dopo che il governo ha deciso di smantellare la rete di telecomunicazioni di Hezbollah e di rimuovere il capo della sicurezza dell'aeroporto, vicino al partito di dio, provocandone la reazione violenta.

In pochi giorni il movimento sciita ha dimostrato la sua superiorità militare scacciando i combattenti filogovernativi da vari quartieri della capitale.

Dalla prova di forza fra la fazione filogovernativa e quella vicina all'opposizione, il cui gruppo più rappresentativo è quello di Hezbollah, l'esecutivo del primo ministro sunnita Fouad Siniora è uscito molto indebolito mentre il partito di dio guidato da Sayyed Hassan Nasrallah, che da 18 mesi contesta la legittimità costituzionale del governo di Siniora, risulta rafforzato.

INTERVENTO ESERCITO LIBANESE

L'intervento dell'esercito regolare libanese, che fino ad ora ha mantenuto una posizione neutrale, è servito a calmare la situazione, convincendo i militanti di Hezbollah a ritirarsi parzialmente dalle strade di Beirut. In cambio i militari hanno promesso di revocare le decisioni prese dal governo.

Siniora, intanto, ha detto che si incontrerà presto con i suoi ministri per decidere sulle richieste di Hezbollah e sulla promessa dell'esercito di annullare i provvedimenti governativi.

Il destino dell'arsenale di armi in mano al movimento sciita è alla radice della crisi politica che un anno e mezzo fa ha portato all'abbandono del governo degli esponenti sciiti, con la conseguente denuncia di incostituzionalità da parte di Hezbollah.

A Beirut, oggi, centinaia di soldati appoggiati da blindati hanno allestito posti di blocco e hanno preso posizione nella parte occidentale a maggioranza musulmana. In giro non si vedono uomini armati ma bande di giovani hanno mantenuto delle barricate su alcune strade cruciali, assicurandosi che aeroporto e porto di Beirut restino chiusi.

Hezbollah, che dispone di una milizia molto organizzata, ha assicurato di voler porre fine alla sua presenza armata a Beirut.

© Reuters 2008. Tutti i diritti assegna a Reuters.
 
 

 

Yalla Italia - il Libro -

 
Inanzitutto inizio che il prossimo numero di Yalla Italia sarà in edicola venerdì prossimo con il settimanale Vita non profit, un numero davvero interessante poichè parla dei nostri tabù di giovani ragazzi musulmani...
per quanto riguarda il libro del Prof. Branca, ecco la prefazione di Gad Lerner :
 
Yalla Italia! Gad Lerner racconta il viaggio di Branca tra i musulmani italiani      

Yalla Italia!  "A mettersi in mezzo, si apprende. Non sono dunque solo generosità o lungimiranza le virtù di chi si offre come tramite di mediazione (...) Nelle figure “di mezzo” come Paolo Branca si esprime anzitutto la più moderna e dinamica ricerca culturale del nostro tempo". Gad Lerner

 

di Gad Lerner *

  Prima ancora che uno studioso, Paolo Branca è una persona che si mette in mezzo.Un luogo comune menefreghista vuole che, a mettersi in mezzo, si finisce solo per prenderle. E in effetti a Paolo Branca è capitato purtroppo di subire attacchi ingenerosi al limite della diffamazione per la tenacia con cui cerca di allacciare fili di dialogo fra l’Italia cattolica in cui s’è formato e l’islam con cui essa è chiamata a cimentarsi, dentro casa e alle sue porte.

 

Ma la vicenda intellettuale di Paolo Branca ci testimonia il contrario del luogo comune: a mettersi in mezzo, si apprende. Non sono dunque solo generosità o lungimiranza le virtù di chi si offre come tramite di mediazione, incontro, reciproca comprensione. Nelle figure “di mezzo” come Paolo Branca si esprime anzitutto la più moderna e dinamica ricerca culturale del nostro tempo.  

Da quando la vicenda islamica è tornata a condizionare sensibilmente il mondo contemporaneo, abbiamo bisogno come il pane di traduttori. Invidiamo coloro che conoscono la lingua, la storia, la cultura e la principale religione degli arabi, avendole studiate per tempo, e non potremmo più fare a meno di loro. Ma c’è modo e modo di impiegare questo patrimonio culturale. Chi resta prigioniero dello schema ideologico secondo cui l’islam è il nemico storico di sempre, naturalmente destinato a sottometterci a meno che noi gli si imponga il nostro dominio, chiederà ai traduttori di assolvere a una funzione meramente spionistica: svelateci la trama avversaria, il linguaggio biforcuto di coloro che ci sorridono in inglese ma ci disprezzano in arabo, e s’insinuano fra noi con l’intenzione di costituire un contropotere rigorosamente separato temporeggiando fino al giorno in cui avranno forza sufficiente per distruggerci.  

Parafrasando il titolo di un capitolo di questo libro, l’obiettivo sarebbe quello di reclutare “traduttori-traditori”. Ora noi sappiamo bene che la cristallizzazione ideologica della dottrina ufficiale coranica, la mortificazione della democrazia in molti paesi arabi e la minaccia rappresentata da un integralismo talvolta violento fino alla ferocia, generano nobili figure di dissidenti perseguitati e minacciati che meritano tutto il nostro rispetto e il nostro sostegno. Ma sarebbe miope limitare il nostro dialogo con l’islam contemporaneo al solo rapporto con queste figure dissidenti.  

Il libro di Paolo Branca ci propone un approccio più articolato e fruttuoso. Come intellettuale “di mezzo” egli incrocia l’esperienza accademica con la militanza quotidiana sul territorio. E’ molto interessante nelle pagine che seguono l’intreccio fra le riflessioni di carattere storico, politico, teologico, e la verifica quotidiana delle pratiche d’integrazione. Prezioso è il racconto sulla scuola milanese di via Quaranta, e più in generale sul coinvolgimento delle famiglie immigrate nella ricerca di un’educazione dei figli rispettosa delle tradizioni ma aperta alla società d’accoglienza.

  Altrettanto interessante è il percorso avviato con i giovani della seconda generazione immigrata, nella consapevolezza che da loro potrà scaturire un nuovo islam europeo in grado di piegare la rigidità dell’islam mediorientale. Una visione dinamica del presente e del futuro che l’opera di Branca fonda sull’analisi di un passato troppo ricco e vario per essere ridotto a blocco monolitico.L’identità smette così di essere agitata come un feticcio, ne viene riconosciuta l’evoluzione concreta nella vita della gente e nella contaminazione reciproca, smentendo gli spacciatori di un’appartenenza rigida, antistorica, che riduce il passato a miti contrapposti.

Il tempo sarà galantuomo con personalità generose come Branca, capaci di passare dalle biblioteche e dalle aule universitarie agli incontri di strada. E allora lui potrà ricordare con ironia pure qualche calcio negli stinchi rimediato nel corso del suo faticoso lavoro per la pace, in un tempo dominato dalla guerra.

 

Titolo: Yalla Italia! Le vere sfide dell'integrazione di arabi e musulmani nel nostro paese
Autore: Branca Paolo
Prezzo: € 12,00
Dati: 2007, 190 p., brossura
Editore: Edizioni Lavoro  (collana Oltre il Novecento)

 

 

Da MRS 10

Da alcuni giorni sul web è uscito il decimo numero della rivista online MondoRosaShokking da cui copio questo articolo di Dea, davvero troppo forte, spero vi possa piacere !! Evviva le donne con le TETTE (LE PALLE LASCIAMOLE AGLI UOMINI) !!

ANCHE CENERENTOLA SOGNAVA
UN UOMO RICCO, BELLO E... UNA BORSA DI VUITTON


di Dea Mazzilli


“I sogni son desideri...
chiusi in fondo al cuor
nel sonno ci sembran veri...
e tutto ci parla d'amor
se credi chissà
che un giorno non giunga la felicità...
non disperare nel presente
ma credi fermamente
e il sogno realtà diverraaà!
se il mondo soffrir ti fa...
non devi disperar...
ma chiudi gli occhi per sognar
e tutto cambierà...”


 

 

 


Chi di noi non ha canticchiato almeno una volta nella vita questa canzoncina, sospirando e sognando ad occhi aperti?

Cenerentola è per antonomasia la favola che più si trasponde nei giorni nostri...eccola qui rivisitata per voi in versione "Shopping Victin 2008"

“Cenerentola era una graziosissima fanciulla acqua e sapone, costretta dalle seconde nozze del padre a convivere con una perfida matrigna dalle labbra gonfie di botulino e dalla borsa di Chanel sempre piena di collagene e con due perfide e tamarre sorellastre: Genoveffa ed Anastasia. Le due, anche se vestite da capo a piedi Just Cavalli, D&G e Versace avevano la grazia di un rinoceronte e la leggiadria di un brontosauro; le due cattivissime racchie invidiose della bellezza e della  verve della giovane  le avevano affibiato il soprannome di Cenerentola e l'avevano relegata in cantina a pulire le ceneri del camino.


La nostra amica viveva di stenti e passava le sue giornate ad accudire il truzzissimo guardaroba delle due perfide sorellastre, pulendo e lucidando tutte le loro scarpe con tacchi mai più bassi di 10 cm, stirando e lavando montagne di abiti griffati che le due cambiavano ad ogni minima occasione.

Genoveffa e Anastasia si destreggiavano benissimo tra aperitivi, inaugurazioni e feste sulla spiaggia mentre per la nostra bellissima Cenerentola, il momento migliore della giornata era quando poteva godersi in santa pace la puntata giornaliera di Beautiful.

La sua vita di stenti e di schiavitù in balia delle due orride sorellastre e dell’altrettanto perfida matrigna proseguiva sempre uguale finchè non arrivò l’annuncio che un fichissimo principe avrebbe dato il giorno dopo un ballo in un locale alla moda per scegliere la sua futura sposa.



Da quel momento nel castello non si capì più nulla...

“Cenerentola la mia cintura borchiata Cavalli!!!! Dov’è??”

“Cenerentola le mie zeppe Versace”

“Cenerentola la mia Vuitton!!”

Alla parola Vuitton, la nostra amica ebbe un sussulto e un moto di ira!!! Ma perché lei non poteva possederne una e soprattutto perché  non poteva andare al Ballo???

Anche se ormai le lacrime si erano impossessate di lei e la tristezza invadeva il suo cuore, Cenerentola trovò la forza di affacciarsi  per un attimo alla finestra per vedere le indecenti sorellastre andare via sgommando con la loro Porche rosa fuxia. La scena le strappò un sorriso sul volto: il loro abbigliamento era veramente un'accozzaglia di colori e stili inguardabili.

Le due orride figure avvolte in stoffe superattillate e con colori improponibili, zeppe ai piedi, cosce al vento e seni rifatti all’aria sfrecciavano sgommando verso la festa. Alla nostra beniamina non restò che sprofondare ancora una volta nella tristezza e nel pianto.

Ad un certo punto una vocina dolce e flebile la destò dal suo torpore. Alzato lo sguardo vide davanti a sè una stilosissima fatina vestita con un fantastico abito di seta bianco - che nemmeno Eric Forrester avrebbe saputo disegnarne uno altrettanto bello-  appartenente alla collezione primavera estate di Prada con in mano un fiore di cristallo Swarovsky che lei chiamava “bacchetta magica”.

La bellissima fata si rivolse a lei con benevolenza chiedendole il motivo delle sue lacrime. Commossa  dalle sue parole le acconciò i capelli con un tocco di bacchetta magica creando una pettinatura all’ultima moda. La vestì di un meraviglioso abito Rosso Valentino, prese un pezzetto del cristallo della sua Bacchetta griffata e trasformò le scarpe che aveva ai piedi in un paio di sandali fantastici, e poi, “Bidibi bodibi bù”, la scassatissima vecchia 128 parcheggiata in cortile diventò una meravigliosa BMW Z4 Turbo Diesel bianco latte e il sogno divenne realtà: Cenerentola poteva andare al Ballo del principe, ricordandosi però che tutto sarebbe svanito  allo scoccare della mezzanotte.

Da zero a cento in 7 secondi, ed eccola al ballo nel trendissimo locale del centro.

Il principe (paurosamente figo, alto, moro, fisicato e con gli occhi più espressivi che lei avesse mai visto) avvolto nel suo abito Armani la notò subito e la invitò immediatamente a scatenarsi con lui in mezzo alla pista in balli sfrenati ma anche in dolcissimi lenti, provocando lo stupore e l’invidia di tutte le donne presenti al ballo e l’ammirazione di tutti gli uomini eterosessuali del locale.

Tra i due scoccò immediatamente l’amore.

Oddio è mezzanotte!!!

Cenerentola corre verso il suo BMWZ4 Turbo Diesel, prima che ritorni ad essere un 128, nella foga perde un sandaletto di Cristallo che viene ritrovato dal nostro gran bel pezzo di principe.

Il giorno successivo il giovane ordina alla sua servitù di trovare la sua bella facendo calzare il sandalino a tutte le giovani donne in età da marito del regno. Solo colei che lo calzerà alla perfezione potrà diventare la sua sposa.

Le Truzzissime Anastasia e Genoveffa ma soprattutto la Botulinizzata matrigna, quando vengono a sapere che il principe sposerà la proprietaria della scarpina rinchiudono Cenerentola in cantina ed iniziano ad agghindarsi, come al solito con ben scarsi risultati.

Giunge a palazzo il principe accompagnato dal suo consigliere.

Ragazze è veramente da svenimento!!!

Fa provare la scarpina alle due sorellastre ma niente da fare: il loro piede taglia 42,  pieno di calli era veramente troppo grande per entrare nel preziosissimo sandaletto tacco 10.

Il principe, in procinto di arrendersi, affranto, incomincia a convincersi che non troverà mai più la fanciulla. Proprio mentre lui sta per varcare la soglia del palazzo, la nostra beniamina riesce a liberarsi ricordandosi di una puntata di Beautiful in cui Brooke rapita da Stephanie e rinchiusa in prigione con un escamotage riesce a forzare la serratura. Liberatasi ferma il principe che era già quasi in sella alla sua bellissima Harley Davidson ultimo modello.

Il luccicosissimo sandalo calza alla perfezione!

E’ lei la donna che sposerà il principe!

Tra le invidie e le malelingue delle tre perfide la futura principessa si fa giurare eterno amore e... una Vuitton nuova di zecca! Inebriata dal profumo e dai morbidi capelli del principe salta sulla sua moto …e di corsa verso la loro vita nel castello in riva al mare dotato di piscina Hollywoodiana, dove vissero (forse) per sempre felici e contenti”.


Ragazze che dire? “Mai favola fu più azzeccata!”

Con queste parole vi lascio riflettere e auguro a tutte voi di realizzare i vostri sogni ma vi auguro anche un principe azzurro e possibilmente una Louis Vuitton!!!

Qui Dea a voi ragazze.

Conversione Magdi Allam

AFEF JNIFEN

Cara Farian Sabahi, ho letto con un certo stupore il tuo intervento sulla Stampa in merito al dibattito generato dalla conversione di Magdi Allam. Visto che hai citato le mie parole stravolgendone il significato e mi ha mosso delle critiche del tutto personali, e del tutto fuori luogo, che nulla hanno a che fare con il tema in questione, mi vedo costretta a replicare. 

Con franchezza ti dico subito che hai preso un abbaglio. Questo non è un dibattito teologico, ma politico. Questo non è un dibattito che ha come tema l'etica e le scelte morali e personali, bensì il significato che l'impatto mediatico di queste scelte, ricercato e trovato, intende provocare. Qui non si critica il merito di una scelta ma il metodo, non il fatto specifico, ma il comportamento generale all'interno del quale il fatto s'inserisce. 

Non è vero che il problema della libertà di religione per me non si pone per il solo fatto che io non sia costretta a girare sotto scorta. Non è la conversione che ha generato la scorta di Allam. In ogni caso il fatto di non possederne una non fa di me un interlocutore meno autorevole e in grado di comprendere meno. Ci sono modi di contrastare il fanatismo religioso differenti dal replicare atteggiamenti radicali di senso opposto. Per questo da sempre credo nel dialogo e non nella condanna delle posizioni altrui. 

Ho citato degli esempi di un Islam moderato e progressista perché credo che sia necessario valorizzare quelle realtà che fanno meno notizia rispetto alle minacce terroristiche, che peraltro con il vero Islam nulla hanno a che fare. Ma che fanno tristemente comodo a chi vuole strumentalizzare e fomentare il conflitto interreligioso. 

Le mie idee nascono e si formano in paesi arabi progressisti come la Tunisia e il Libano. Capisco che per te sia difficile coglierle, venendo tu da un paese musulmano e teocratico come l'Iran, un paese non arabo. Un paese dove le donne, che tu vorresti difendere a spada tratta dall'Europa e non in prima linea a Teheran, vengono ancora lapidate dopo giudizi sommari. Ma questo non accade per colpa della religione musulmana, semmai di una devianza della stessa. 

Anche nella cattolicissima Europa sette donne su dieci subiscono violenze a vario titolo. Eppure nessuno si sente in dovere di scomodare la religione, anche se certamente una visione ortodossa e rigorosa della stessa produce sentimenti di oppressione nei confronti del mondo femminile: il diavolo per tutti, no? Dal peccato originale dell'Eden in avanti, no? 

Già, non tutti i paesi arabi sono uguali e non tutti i paesi musulmani sono uguali, come esistono Stati a maggioranza cattolica, come la Spagna, dove la politica ha saputo creare un rapporto con la Chiesa in modo diverso rispetto all'Italia. Chi generalizza disinforma, allo stesso modo di chi punta la lente d'ingradimento solo su ciò che gli fa più comodo ingigantire. Ecco perché certe posizioni incitano all'odio e ostacolano il dialogo. In ogni caso, Farian, non comprendo la tua presa di posizione.
 
Dal Blog "Islam e democrazia" della Farian Sabahi

Un settimana extra

è da qualche giorno che ho voglio scrivere un post su come questa settimana è andata !! a dire il vero secondo quello che mi aspettavo avevo immaginato una settimana da vegetale davanti alla tv a guardarmi gli ultimi film egiziani scaricabili da internet ma purtroppo non sono nemmeno riuscita a farlo, non che ciò sia negativo ma mi ha fatto riflettere sul corso delle mie giornate: "se non sono incasinate non le sento mie" ecco cosa ho detto oggi.
sono successe tante cose, positive ovviamente, ho visto tutte le persone a cui voglio bene ma che per una cosa o l'altra non sono riuscita a vederle. La prima che mi ha fatto un immenso piacere vedere è il mio caro amico e zio Gianluca, non so per quale motivo lui è una delle persone che occupano un angolo nel mio cuore, forse è la sua simpatia, forse è la sua allegria, forse perchè è semplicemente lui...
Insomma sono andata a trovare i miei ex colleghi e Claudio e Fabio non cambieranno mai ... è bello vedergli parlare !! questo era successo martedi !! ma l'inizio settimana è stato movimentato da Diego, quel genio incapace di farsi le affari suoi, ma non riesco a tirargli un sacco di martellate perchè è un amico a voglio bene e a cui penso sempre anche se non ci sentiamo per tanto tempo. Comunque BUON VIAGGIO !!
NOTA POSITIVA: diego non facendosi gli affari suoi mi ha dato una mano nella speranza che il commissario della questura mantenga la sua parola.
Mercoledi è stata una giornata importante sia perchè per la prima volta ho scoperto che quando si vuole bene a qualcuno si fanno cose che non ci sarebbero mai venuti in mente. Io, che sono sempre stata contraria anche alle ore di straodinario, per amore di Imma e di Maria mi sono trovata a precipitare al Brico ad aiutarLe senza neanche timbrare: dintemi se è possibile ??
Imma, la mia Imma, che bella che è, che dolce è, che fragile che è, che rigida che è...Imma è forza e fragilità, è dolcezza e durezza ... è tutto e niente nello stesso momento ed eccola all'alba dei suoi trentanni in mezzo a noi, a me, a michy, a mary e a tutte le persone che credono nel suo essere una fragolina !! Il compleanno a sorpresa che Le abbiamo fatto è stata una bella idea: Grazie a Michele che ci ha pensato alla Torta con panna e fragole, davvero buona.
Michele, che belle che sono i suoi occhi quando mi guarda, mi trasmettono le sue emozioni che condivide con me quando mi abbraccia o semplicemente mi parla. E' davvero bello il rapporto che in questi ultimi anni si è istaurato tra noi due, è ormai un secondo padre, un secondo fratello, un collega di cesso, un amico ...
Oggi, invece, ho visto la piccola FABI, da quanto tempo, un anno e mezzo che non ci vediamo ... la vita a volte ci porta a fare percorsi diversi dopo averci incrociati ma c'è sempre un punto di incontro se noi lo vogliamo anche a distanza di tanto tempo.
 
queta settimana è stata davvero particolare: ho imparato tante lezioni semplici dalle persone che mi stanno intorno !!
 
Un abbraccio a te mio caro diario !!
 
PS: le uniche persone che mancavano all'appello per completare questo quadro felice sono: Tsio Ale, Ania, Krisztina, Andrea, lo stronzetto e il suo amico nonchè mio.

7abbiatak

In the cold days
in winter
when the sidewalk is a lake
and the street is drowned
this girl has come
from her old house to await him.

He who had told her to wait
but he has gone away
and forgotten
and she withers away
in winter.

I have loved you in summertime
I have loved you in winter
I awaited you in summertime
I awaited you in winter
Your eyes are summer
My eyes are winter
and our rendez vous my love
is beyond summer and beyond winter.

The strange one passed by
and gave me a message
my lover had written
with his tears
1 opened the message
whose letters were lost
and days passed
years estranged us
while winter had erased
the letters of the message.

Abdel Halim: la vita di un GRANDE ARTISTA

 

 

Abdel Halim Isma'el Shabana, nota come Abdel Halim Hafez, è stato uno dei più popolari cantanti e attori egiziani della sua generazione, non solo in Egitto, ma in tutto il Medio Oriente dal 1950 al 1970.

Egli è considerato uno dei quattro grandi della musica egiziana e araba, insieme con Umm Kulthum, Mohammed Abdel Wahab e Farid Al Attrach.

La sua musica può ancora essere sentita ogni giorno in ogni angolo del mondo arabo, ed è considerata come la più famosa e popolare nella misura in cui l'artista e i cui dischi sono stati i più venduti anche dopo la sua morte (si dice, anche più di Umm Kulthum).

Abdel Halim Nacque a El - Halawat, Ash Sharqiyah 80 chilometri a nord del Cairo, Egitto, era il quarto figlio di Sheikh Ali Ismail Shabana. Sua madre è morta dopo la sua nascita e suo padre è morto cinque mesi più tardi, lasciando Abdel Halim e i suoi fratelli orfani in giovane età. Abdel Halim è stato allevata dalla zia e lo zio del Cairo.
La sua capacità musicale è emersa mentre era nella scuola primaria, e suo fratello Ismail Shabana è stato il suo primo insegnante di musica. All'età di 11 anni, è entrato a far parte del Istituto di musica araba al Cairo e divenne noto per la sua capacità di imitare le canzoni di Mohammed Abdel Wahab..
Mentre era a cantare in un club a Cairo, Abdel Halim è stato un sostituto all'ultimo minuto del cantante Karem Mahmoud quando non è stato in grado di cantare in radio in onore del primo anniversario della rivoluzione del 1952, il 18 giugno 1953. La sua performance è stata enormemente popolare con il pubblico dal vivo, ed è stato ascoltato da Hafez Abd El Wahab, supervisore della programmazione musicale per la radio nazionale egiziana, che ha deciso di sostenerlo.
Abdel Halim non si mai sposato, anche se esistono voci che sostengono che era segretamente sposato con l'attrice Souad Hosni per un periodo di sei anni. Entrambi Abdel Halim e Souad Hosni hanno sempre negato il matrimonio fino ai giorni nostri. Curiosamente, Souad Hosni è morta il giorno di compleanno di Abdel Halim 21 giungo del 2001.
Nonostante ciò, Abdel Halim è stato veramente innamorato solo una volta, nella sua giovinezza. Si innamorò di una giovane donna i cui genitori rifiutarono il loro amore. Dopo quattro anni, i suoi genitori finalmente hanno approvato, ma la ragazza è morto a causa di una malattia cronica prima del matrimonio. Abdel Halim non ha mai accettato la sua perdita, e ha dedicato molte delle sue canzoni più triste alla sua memoria, comprese Fi Youm, Fi Shuher, Fi Sana (In un giorno, un mese, un anno) e Qariat el Fingan (la lettrice di fortuna).
Abdel Halim è deceduto il 30 marzo 1977, a pochi mesi dal suo 48° compleanno, mentre era in fase di trattamento per Bilharzia nel King's College Hospital di Londra, malattia che portò con sé dall’età di 11 anni.

Il suo funerale al Cairo ha visto la partecipazione di migliaia di persone - più di ogni funerale nella storia egiziana ad eccezione di quelli del presidente Nasser (1970) e Umm Kulthum (1975). Egli è sepolto a Al Rifa'i moschea del Cairo.
Tra le 260 canzoni che ha registrato troviamo: Ahwak ( "io ti amo"), Khosara ( "Un vero peccato"), Gana El Hawa ( "L'amore è venuto da noi"), Sawah ( "Il vagante"), Zay el Hawa ( "Mi sente come l'amore"), E El Massih (" Il Cristo"),. La sua ultima, e forse più famosa canzone, Qariat el Fingan ( "La lettrice di fortuna"), caratterizzata dal testo di Nizar Qabbani e la musica di Mohammed Al Mougy. Ha partecipato a sedici film, tra cui "Dalilah", che è stato il primo film a colori nella storia del cinema egiziano.

 

Imane Barmaki

 

Vita o non Vita ???

 
La vita ... Ma quanto è difficile vivere soprattutto quando si ha come me 23 anni, ormai mi mancano 6 esami alla laurea, quel passo della mia vita o meglio tappa necessaria perchè se fosse per me non mi presenterei nemmeno il giorno della laurea, per me è solo una tappa necessaria al raggiungimento di un obiettivo che nemmeno io stessa conosco.
tante volte nella vita mi sono chiesta cosa davvero voglio fare da grande ?! e quante volte ho dato risposte diverse l'una dall'altra, dipende dal periodo e dal mio stato d'animo. A volte penso al mio sogno di diventare controllore di volo, ma purtroppo non avendo la cittadinanza italiana non posso nemmeno permettermi di pensarlo almeno in italia, in Marocco non mi sono mai interessata della normativa in merito semplicemente perchè non mi interessa tornare a vivere li, lil sogno di diventare pilota è tramontato prima di nascere causa mancanza fondi.
ricordo di essermi iscritta ad economia solo perchè ho bisogno di titolo, di un biglietto di visita da presentare alle aziende nel momento in cui cerco lavoro...quante volte nell'arco di questi anni di università mi sono trovata senza stimoli perchè non è una cosa in cui mi riconosco, quante crisi nel guardarmi intorno e non avere nessun interesse nelle cose che faccio, quante volte ...
ora sono ormai quasi a termine, mancano solo qualche passo e il percorso che mi sono trovata casualmente a fare si concluderà e io sono ancora alla ricerca di me stessa, di trovare un nuovo sogno, un nuovo interesse, qualcosa che riesca a coinvolgermi....
nel porre questo discorso sembra che io non sia soddisfatta del corso della mia vita ma non è affatto vero, sono davvero soddisfatta ma alla stesso momento sono confusa, alla ricerca proprio di nuovi stimoli che permettano di andare avanti come studentessa; a volte sembro proprio una farfalla alla ricerca del fiore.
ho ancora tempo per decidere ... e per attendere che il capitan Alessandro mi sorprenda !!

Punti di vista di una ragazza araba sul libro di Magdi Allam

... In questi ultimi giorni, decadi e mesi ho seguito con tanta curiosità l'uscita del nuovo libro del vicedirettore del corriere della sera, il sig. Magdi Allam, ovviamente parlo di "VIVA ISREALE".
come ben tutti sanno Allam è di origine egiziana e credo che come tutti gli egiziani che hanno vissuto il regime di Nasser, anch'io lui avrà creduto nella causa palestinese - causa che mi sta tanto a cuore-, la cosa che non riesco a speigarmi è il perchè un cosi tanto cambio di posizione.
è vero che nella vita le persone cambiano ma non si spunta mai nel piatto in cui si mangia, e poi ognuno di noi è libero di esprimere il suo punto di vista e io vorrei esprimere il mio riguardo a questo libro.
Secondo Allam, con la guerra dei 6 giorni del 1967 - quando l’esercito degli egiziani e dei siriani viene distrutto in una notte da Israele, militarmente all’avanguardia grazie alle armi americane - il panarabismo inizia a coincidere con il panislamismo, con una netta prevalenza della componente religiosa su quella storico-culturale che fino ad allora era stato il vero collante del mondo arabo. Ciò comporta la spinta ad annientare il nemico comune, i filoccidentali israeliani, portatori di ciò che l’autore definisce - in contrapposizione con la civilà della morte del radicalismo islamico - la «civiltà della vita». Il mondo raccontato da Allam è dunque un mondo pieno di fanatici religiosi, di nichilisti, di ideologi della morte, di anti israeliani, di antiebrei e di antisionisti. Il suo libro si configura, quindi, come una battaglia senza dialogo contro il fondamentalismo islamico a favore di Israele, perché «oggi più che mai tutti coloro che hanno a cuore una comune civiltà dell’uomo dove trionfi il valore della sacralità della vita di tutti devono sostenere senza se e senza ma il diritto di Israele all’esistenza».
sicuramente non sono d'accordo con la spiegazione del sig. Magdi, il paraislamismo, a mio avviso nasce come patalogia all'interno della nostra società araba, è un male che purtroppo porta dietro di se un estremismo dannoso e a volte lascia dietro di se civili innocenti che nulla hanno a che fare con questo movimento, vedi l'11 settembre, gli attentati di madrid, di casablanca ... e la lista è lunga.
il paraislamismo, nasce dal "9ahr wa dolm" cioè l'ingustizia sociale che il mio popolo subisce a causa dei governi tiranni che abbaimo alla giuda dei nostri paesi arabi, la gente pisicologicamente è smarrita- lo dice anche il ministro della salute del marocco -, non sa reagire a cio che succede, perchè non hanno nemmeno la preparazione culturale per fronteggiare questi cambiamenti anche perchè non ci sono mai stati politiche che possano mettere le persone in condizione di giudicare.
come direbbe yaser adma " antum el ra3i e nahnu el 9ati3" - voi siete il pastore e noi le pecore-, ecco cosa ha sempre preoccupato i nostri governi, fare diventare ler persone pecore che seguono ed è quello che sta succedendo.
questa è la mia spiegazione del paraislamismo, sono le conseguenze delle politiche dei nostri tiranni- premettendo che io non conosco molto bene la storia di questi fenomeni.
torando al libro e soprattutto alla questione di isreale, non si puo ad oggi discutere sull'esistenza di un paese come Isreale, l'esistenza di Isreale è un dato, intendo che Israele ha diritto all’esistenza, alla stabilità e alla sicurezza ma allo stesso modo la palestina ha diritto ad avere un proprio stato con stabilità e sicurezza.
la pace si contruisce attraverso il dialago e non attraverso l'estremismo.

 

jan twardowski

Nie płacz w liście

nie pisz że los ciebie kopnął

nie ma sytuacji na ziemi bez wyjścia

kiedy Bóg drzwi zamyka - to otwiera okno

odetchnij popatrz

spadają z obłoków małe wielkie nieszczęścia potrzebne do szczęścia

a od zwykłych rzeczy naucz się spokoju

i zapomnij że jesteś gdy mówisz że kochasz

ks. Jan Twardowski

 Traduzione :
non piangere nella lettera
non scrivere che il destino ti ha dato un calcio
sulla terra non ci sono situazioni senza via d 'uscita
quando dio chiude una porta - apre una finistra -
respira e guarda
cadono dalle nuvole piccole infilicità neccessarie alla felicità
dalle cose piccole impara la pace e dimentica la tua esistenza quando dici che ami
 

il tempo

Trova il tempo..

Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell'anima.

Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell'eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.

Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E' la fonte della saggezza
E' la strada della felicità
E' il prezzo del successo.

Trova il tempo di fare la carità
E' la chiave del Paradiso.

(Iscrizione trovata sul muro
della Casa dei Bambini di Calcutta.)

 

Il partito degli immigrati in Italia

FINALMENTE SI VOTA: UN MILIONE E MEZZO DI NUOVI ELETTORI IN ITALIA, DUECENTOMILA A ROMA
 
NASCE "NUOVI ITALIANI", IL PARTITO DEGLI IMMIGRATI IN ITALIA.  LA FONDAZIONE DEL NUOVO PARTITO COINCIDE CON L'APPROVAZIONE DELLA LEGGE-DELEGA PER LA MODIFICA DELL'ATTUALE NORMATIVA SULL' IMMIGRAZIONE CHE ATTUA LA CONVENZIONE DI STRASBURGO ATTRIBUENDO IL DIRITTO DI VOTO ATTIVO E PASSIVO NELLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE AI CITTADINI STRANIERI REGOLARMENTE SOGGIORNANTI IN ITALIA DA PIU' DI 5 ANNI.
 
IL PARTITO NASCE  DALLA VOLONTA' DI COLLABORAZIONE TRA ITALIANI E I RAPPRESENTANTI DELLE PRINCIPALI COMUNITA' STRANIERE PRESENTI A ROMA.  
 
UN MILIONE E MEZZO DI NUOVI ELETTORI, DUECENTOMILA SOLO NELLA CAPITALE, POTRANNO INCIDERE CON IL PROPRIO VOTO SULLE SCELTE POLITICHE DEL PAESE.
 
IL PARTITO "NUOVI ITALIANI" INTENDE PROPORSI COME PUNTO DI COESIONE PER TUTTI I NUOVI ELETTORI ITALIANI. NELLA CONSAPEVOLEZZA  CHE SOLO CON L'UNITA' SI POSSONO CENTRARE IMPORTANTI OBIETTIVI - COME LE PARI OPPORTUNITA', IL DIRITTO A UN LAVORO REGOLARMENTE RETRIBUITO E A UN DEGNO INSERIMENTO NELLA SOCIETA' - FA UN APELLO A TUTTI I "NUOVI ELETTORI" A ISCRIVERSI A "NUOVI ITALIANI" PER COSTRUIRE INSIEME IL FUTURO.
 
IL PRESIDENTE MUSTAPHA MASOURI DI ORIGINI MAROCCHINE E LA PORTAVOCE MARIA PRATSIUK DI ORIGINI UCRAINE HANNO SOTTOLINEATO CHE "L'APPROVAZIONE DI QUESTA LEGGE-DELEGA RAPPRESENTA UN MOMENTO STORICO NEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI RESIDENTI IN ITALIA." PER QUESTO I SOCI FONDATORI DEL PARTITO "NUOVI ITALIANI" ELOGGIANO IL PROVVEDIMENTO DEL GOVERNO PRODI, "IL PRIMO ATTO VERAMENTE CONCRETO PER FARE SENTIRE CITTADINI I MILIONI DI STRANIERI CHE DA ANNI CONSTRIBUISCONO QUOTIDIANAMENTE ALLA CRESCITA E AL BENESSERE DEL PAESE".
 
PER CHI FOSSE INTERESSATO AD ISCRIVERSI AL PARTITO "NUOVI ITALIANI" MAGGIORI INFORMAZIONI SU: www.partitoimmigrati.i

da http://canada.blogosfere.it/

 Ho appena visto una puntata di Porta a Porta su Rai International. Tema, l'Islam e la critica alle donne che portano il burqa. Il modo di trattare l'argomento mi ha fatto rabbrividire. Apparentemente non c'entra molto con il Canada. In realta' il mio punto di vista e' legato al fatto di vivere all'estero e in una citta' multiculturale come Toronto. Dove comunque le donne che girano con il capo coperto non sono personalmente oggetto di critiche. Nessuno impedisce a nessuno di vestirsi come vuole, anche nelle scuole o negli uffici. Anche se il dibattito sul tema e' in corso.

Pur riconoscendo a Bruno Vespa il coraggio per aver affrontato un tema di cui non si parla ancora abbastanza, la prima cosa che mi e' saltata agli occhi e' l'assoluta mancanza di autocritica da parte degli italiani. E' facile criticare chi si copre il capo con il chador e non vedere come sono trattate e si autotrattano le donne italiane in tv, mostrando le gambe, puntando solo sulla bellezza e la giovinezza (cosa che comporta rischi terribili, come la mancanza di sicurezza di se' e tutti i disturbi legati al rapporto con il cibo e il proprio corpo). Donne - anomalia molto italiana - che si accompagnano molto spesso con uomini piu' vecchi di loro di decenni, ma potenti e ricchi. Donne che non sentono la necessita' di informarsi prima di esprimere un'opinione o di parlare con cognizione di causa, ruolo che lasciano agli uomini. E poi, sempre in tv, si vedono uomini non necessariamente attraenti e giovani, cioe' persone del tutto normali, che offrono opinioni pubblicamente condivise e conducono le trasmissioni dove le donne devono solo mostrare il loro corpo.

 Il secondo punto e' che se si criticano delle norme culturali, piu' o meno direttamente legate con la religione, si deve essere in grado di mettere in discussione norme legate a qualsiasi religione. Percio', accusare chi accetta il burqa, sicuri di ricevere il pubblico plauso in un contesto dove quella non e' una pratica condivisa, e' facile. Piu' difficile e' essere capaci di criticare e vedere anche certi limiti della propria cultura o della propria religione, in questo caso quella cattolica, pubblicamente condivisa. E qui non c'entrano le ragioni oggettive. E' la modalita' che non mi e' piaciuta.

Molti musulmani che vivono in Italia, compreso quel padre che ha ucciso la figlia perche' voleva sposare un italiano - ovviamento non condivisibile, anzi, ma come si puo' condividere un gesto simile? - sono in molti casi rimasti ai principi della propria patria o agiscono su un impulso personale (vivere all'estero non e' facile per nessuno) - e non necessariamente si sono integrati nella societa' e cultura italiana. Questo e' ovviamente un problema serio. Chiunque uccide - piu' che mai se si tratta di una figlio o una figlia - non puo' che essere in torto. Ma questo e' un errore che commettono persone di tutte le culture, compresa quella italiana. A Toronto un italiano era contrario ai jeans strappati. E ha deciso di tagliare quelli della figlia. Ora quest'uomo e' sotto cura di uno psicologo, perche' mentre tagliava i jeans in questione c'era la figlia dentro. Questo significa che qualsiasi italiano cattolico lo avrebbe fatto?

E' facile criticare altri, ritenendo di essere immuni da critiche. Persino se si ha ragione, l'arroganza non aiuta.

Non condivido personalmente chi porta il burka. Anzi, mi disturba molto. Ma a me disturbano anche molti aspetti e principi della cultura italiana, condivisi (purtroppo) anche da molte donne italiane. Daniela Santache' ha scritto un libro sul perche' non bisogna portare il burka per essere libere. Libro che leggero' al mio primo viaggio in Italia. Ora pero' mi viene da chiedere alla signora Santache': come fa a essere cosi' sicura di essere libera, lei? 

Detto questo, ritengo anche che chi vive in un Paese con diversi usi e costumi si debba adeguare agli usi e costumi del Paese dove vive. Poi, puo' - se lo ritiene opportuno - cercare di cambiare i principi che non condivide. Ma non ci si deve mai imporre con la forza venendo da una cultura esterna, perche' il meccanismo non puo' funzionare. Percio', per esempio, non condivido chi chiede di togliere il crocifisso dalle scuole italiane, perche' offende la cultura islamica. Anche se si puo' discutere la validita' di tenere il crocifisso nelle scuole, non lo si dovrebbe fare per quel motivo.

Si devono rispettare regole e leggi del Paese dove si vive o si e' ospitati. Lo dico da italiana che crede in molti aspetti della propria cultura, ma che vive in un Paese dove molte cose funzionano in un modo diverso da quello in cui sono cresciuta. E dove non e' sempre facile essere rispettata e capita per i principi in cui credo e che sento miei, a ragione o torto, per scelta personale, o magari culturale.

...Mr. Tenebra...

Oggi vorrei tanto parlare di " morte ", è difficile per me accettare la morte di mia nonna, mi rendo conto che sia successo solo ieri ed ieri e sta mattina sembravo essere forte e poi di botto sono crollata, un crollo di lacrime, di pensieri e di ricordi !! ho cercato di far finta di niente e sono andata in biblioteca ma l'unica cosa che riuscivo a fare è fissare la stessa pagina per ore e ora sono a casa ... che faccio ?? la mia nonna non c'è piu' !!

impossibile ...

Impossibile è una parola che ho imparato ad affrontare in questa vita,

l’impossibile è frutto di quel muro immaginario che la mia mente ha creato,

un muro di paure e incertezze.

L’impossibile è nulla se si ha voglia e determinazione,

se si hanno i propri obiettivi sempre ben in vista.

Impossibile è nulla se si sfida se stessi,

se si scopre che possiamo superare le nostre paure,

se si scopre che oltre al bianco e il nero vi sono tutti gli altri colori dell’arcobaleno.

L’impossibile è nulla se non ci si ferma mai,

se non si reprime quella vitalità del nostro animo.

L’impossibile è nulla se si seguono i propri sogni,

se si ascolta se stessi sognando sempre ad occhi aperti.

Impossibile è una parola che non esiste nel mio vocabolario …

Perché piano piano ho affrontato le mia paure e le mie incertezze per vivere al mio meglio il mio quotidiano.

...

...Quando la mano della Vita pesa
e la notte non canta,
è il momento di amare e confidare.
E come diventa leggera la mano della Vita
e sonora la notte,
quando si ama e ci si abbandona...

In Questa Vita

 
...strano ma piuttosto che studiare sono qui a cercare di argomentare un idea che nemmeno ho in testa in questo preciso attimo, in questi ultimi giorni sono successe tante cose che in parte mi stanno influenzando moralmente...mi sento davvero stanca a forza di dedicare igni attimo della mia vita a quell'uomo chiamato Pontani, ho il suo compitino martedi ed io e la Laura sinceramente non siamo affatto pronte, e quel poco che abbiamo capito dei principi di redazione del bilancio ci è stato smontato dal mio amico Alessandro che fa di mestiere il revisore ed ieri l'Antonella che redige bilanci a go go visto che il suo lavoro ieri ci ha dedicato una giornata della sua vita per spiegarci le cose che non abbiamo capito cioè tutto il libro...sia io che la laura siamo veramente stanche, dormiamo male, dormiamo tardi a causa dello stuio e ci svegliamo presto sempre per lo stesso motivo ... la nostra vit asi è ridotta a università, biblioteca e casa in questi ultimi giorni - si contano anche in settimane - amici ??? chi li vede ... michel ?? chi è ??? forse l'ho visto per un 15 min in tutta la settimana !!
siamo davvero stressate ... anzi strisciamo per terra ma dobbiamo combattere le nostre battaglie fino in fondo ...cioè dobbiamo resistere fino a mercoledi sera giorno di matematica finanziaria!!
oltre a tutto ciò vi sono tanti problemi quale organizzare un ciclo di conferenze sui problemi della seconda generazione marocchina, fare il progetto del primo congresso dei giovani marocchini, vedere dounia per definire le attività culturali del 2007/2008, cercare di stare vicino al mio amico in questo momento visto i guai che riesce a combinare e che sono difficli da risolvere soprattutto quando si fa soffrire altri,...ho piccoli mille impegni che dovrei fareeeee !!!
non so cosa c'entra il titolo con questo post ma ero entrata per scrivere qualcosa senza un idea precisa !!
 
torno davvero sta volta studiare ^_^

Franco Pontani

...nella vita universitaria ci sono esami che una fa con grande piacere e vi sono esami talmente tost che dedico ogni attimo della tua vita a quella materia ma non riesci a capirci nulla e proprio il caso di metodologie di cui tr'altro ho il compitino tra pochi giorni cioè martedi e il giorno dopo in teoria avrai il compitino di matematica finanziaria ma quest'ultimo non è affatto u problema !!
il problema sussite ne studiare il libro di pontani ... è quasi impossibile non perdersi a causa dei lunghi periodi e delle sue lunghe note che nn fanno altro che confondere il lettore perchè davvero solo le note sono un libro nel libro !!
 
non ho la minima idea di come io e la laura riusceremo a passare questa esperienza ?! la vedo comunque grigia ... ma dobbiamo farcela !!
 
sopattutto date qui un'occhiata alla quantità di principi che la sottoscritta deve sapere http://docenti.unicatt.it/pls/unicatt/unicatt_docenti.area_download?id_doc=1054
 
 

Commento lungo al post su Amal

 
Mi sembra doveroso pubblicare questo commento ricevuto in privato sulla questione della sig.ra Amal perchè è un analisi veramente completa di ogni aspetto della situazione:
 
> [...]
> è stata per l’ennesima volta massacrata di botte dal marito che le ha rotto persino
> dei denti e ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere.
> E’ la quarta volta che succede in maniera così violenta e che Amal finisce in ospedale,
> anche se le botte in 20 anni di matrimonio non sono un evento sporadico, ma sono una
> quotidianità, purtroppo ogni tanto superano la soglia sconfinando in lesioni molto gravi,
> per cui è necessario ricorrere alle cure ospedaliere.
> Le tre volte precedenti, con minacce, botte e ricatti sui figli, il marito Moustapha
> Ben Har era riuscito, a far ritirare le denunce presentate dalla donna.
 
I reati di...
- "maltrattamenti in famiglia" (art. 572 cp: "Chiunque [...] maltratta una persona della famiglia [...] è punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; [...]")
- "violenza privata" (art. 610 cp: "Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni [...]")
- "lesione personale" (art. 582 cp: "Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni [...]") con aggravanti speciali (art. 583 cp) o guaribilità "superiore ai venti giorni" (art. 582 cp, comma 2)
...sono tutti perseguibili d'ufficio (art. 112 Cost. e 50 cpp) quindi per questi dopo la denuncia non sarebbe stato più possibile fermare il corso della giustizia. Il "ritiro della denuncia", come dice, non esiste. Esiste la "remissione della querela" (art. 152 cp) ma è possibile solo per i reati minori, precisamente per quelli perseguibili a querela (ad es. "percosse" o "lesioni personali" senza aggravanti speciali e guaribili in meno di 20 giorni).
 
Secondo me quindi lei non aveva denunciato né i maltrattamenti né le costrizioni con minacce né le lesioni gravi ma solo reati minori (es. percosse o lesioni lievi), che verranno comunque puniti ma solo alla fine del processo ordinario.
 
> nessuno sembra si sia voluto assumere la responsabilità di intervenire.
 
Nel caso che descrive, con i reati perseguibili d'ufficio che ha subito, diversi soggetti sono diventati giuridicamente responsabili dal momento in cui sono venuti a conoscenza, anche per via indiretta, dell'accaduto o potevano ragionevolmente sospettarlo viste le sue condizioni:
- gli operatori dell'ospedale avevano l'obbligo di referto cioè di riferire (denunciare...) i dettagli medici del caso all'Autorità giudiziaria. L'omissione di referto è reato (art. 365 cp)
- i carabinieri avevano l'obbligo di riportare la denuncia senza ritardo all'Autorità giudiziaria. L'omessa o ritardata denuncia di reato da parte di un pubblico ufficiale è reato (art. 361 cp)
Tutto il corso della giustizia procede per azioni obbligate e qualunque pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio non facesse la propria azione, dovendola fare, commetterebbe il reato di omissione di atti d'ufficio (art. 328 cp), sanzionato anche con la reclusione.

> finalmente si ottiene un fermo del marito, ma due ore dopo viene rilasciato
> con la motivazione che i carabinieri non possono farci niente.
 
Nell'art. 280 cpp è scritto testualmente "la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti [...] per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni."
Nell'atto di archiviazione il giudice deve aver scritto il motivo per cui non ha ritenuto di dover procedere perchè è obbligato alla motivazione. Cosa c'era scritto?
 
Il mio sospetto, visto che all'inizio si parlava di ritiro di denunce, è sempre quello che abbia denunciato solo i reati minori, per i quali la pena massima è inferiore ai quattro anni richiesti. Infatti è di "6 mesi" per le percosse e di "3 anni" per le lesioni personali lievi.
In questi ultimi casi può solo aspettare la condanna e il risarcimento alla fine del processo ordinario (fra qualche anno...) oppure richiedere anche subito misure cautelari ma meno gravose, come l'allontamento.
 
Se vuole, come vuole, subito la custodia cautelare in carcere deve andare a denunciare i maltrattamenti e/o la violenza privata, così che anche il requisito dei quattro anni sia soddisfatto. Ma una volta fatta questa denuncia non può più ritirarla.
 
Spero sia ciò che ha fatto alla fine.
 
> Le poverette si recano dai carabinieri per chiedere
> l’allontanamento cautelare del marito, ma loro
> rispondono che dipende dal tribunale ottenere questo
> intervento ed allora vanno in tribunale, ma si sentono
> dire che debbono rivolgersi all’avvocato.
 
Qui credo che abbiano solo sbagliato tribunale. Senza avvocato dovevano andare in quello civile, non in quello penale.
L'avvocato è necessario per ottenere l'allontanamento dalla casa familiare penale (art. 282-bis cpp) o il divieto di dimora (art. 283 cpp).
Per l'allontanamento dalla casa familiare civile (art. 342-bis) non è necessario l'avvocato. E' scritto esplicitamente nell'art. 736-bis, comma 1.
 
> «È l'Islam che lo dice. Il Corano lo ordina» L'imam: «Giusto picchiare le donne»
> [...]
> il predicatore d'odio islamico Wagdy Ghoneim parlò con i fedeli raccolti
> nella moschea di Verona in via Biondani, uno stabile dell'Ucoii
> [...]
> Tra gli intervenuti ad ascoltarlo nel capoluogo scaligero c'era il marocchino
> Moustapha Ben Har
 
In un articolo del 31/1/2007 di un giornale di Verona però c'è scritto:
"Alì Jounis Ashraf, membro della comunità e del parlamentino dell’Ucoii, «quando venne fuori lo scandalo per la sua presenza qui a Verona. Ma posso assicurare (ndr. la registrazione è stata già consegnata alla Polizia) che non vennero dette le frasi che gli vengono attribuite sulle donne e sulla legittimazione della violenza nei loro confronti. Siccome siamo certi di questo adesso proprio noi, come comunità, per tutelarci abbiamo dato mandato a un avvocato di sporgere denuncia contro le persone che ci hanno diffamato. Dovere di un buon giornalista è ascoltare sempre le due campane. E fino a oggi nessuno ci ha contattato per chiederci se quanto sosteneva la moglie (ndr. Amal) era vero, se mai qualcuno avesse istigato alla violenza alle donne. Nessuno. Io non conosco Amal El Bourfai, così come non conosco il marito Moustaphà Ben Har. Se lui fosse un frequentatore della moschea ce l’avrei presente, invece non lo è».
Lo stesso marocchino aveva detto in un’intervista concessa al nostro giornale ieri di non essere frequentatore della moschea poichè impegnato nel lavoro. E di non aver partecipato all’incontro con Ghoneim.
"
 
e in un altro articolo, del 30/1/2007, c'è scritto:
"«Non ho detto niente riguardo la moschea. Non so perché siano venute fuori quelle cose. Ma mio marito mi tratta male e mi picchia e l’ho denunciato». Amal El Bourfai, 33 anni, marocchina residente a San Giovanni Lupatoto, madre di due bambini di quattro e tre anni, finita sulle pagine di un quotidiano nazionale grazie alla penna di Magdi Allam, smentisce di aver detto che le percosse del marito Moustapha Ben Har, 46 anni erano dovute agli incitamenti del leader dei fratelli musulmani Ghoneim, già incarcerato in Egitto, espulso da Stati Uniti e Canada per apologia di terrorismo, e che nel 2005 invitato dall’Ucoi veronese predicò in moschea di via Biondani.
La storia della coppia ha fatto scalpore proprio per il «taglio» islamico che s’è voluto dare agli eventi. Diversamente sarebbe stato un marito violento che picchia la moglie. Riprovevole certo, ma senza legami con una presunta violenza incitata dal «libro sacro».
La stessa moglie nega di aver fatto riferimento all’incitamento di Ghoneim. E dal canto suo Moustaphà dice di non aver mai partecipato a preghiere con quell’imam.
«Io non ero in moschea quando è venuto a Verona», dice il marocchino, «me lo ricorderei perchè è uno famoso. Io non posso permettermi di andare alle preghiere come dovrei, perché lavoro dalle sei di mattina a mezzanotte».
"
 
> Ma in realtà lui non amava i figli. Per ben due volte la sua furia criminale
> costrinse la moglie ad abortire per le percosse al ventre. Anche dopo la
> nascita di Aiman, lui l'aggredì stendendola a terra e saltandole sul ventre.
> Era incinta di quattro mesi, sanguinava, andò in ospedale e riuscì a portare
> avanti la gravidanza fino alla nascita di Elias. Poi Amal è stata costretta
> ad abortire per la terza volta in ospedale, perché lui non voleva più figli:
> «Non ho i soldi per mantenerli».
> Di fatto è solo lei a lavorare, come operaia in un'azienda ortofrutticola
> con un compenso tra i 600 e i 700 euro. Ben poco per quattro persone.
> E, come se non bastasse, regolarmente lui le sequestrava i soldi per andare
> con prostitute. Si è ripetuto lo scorso 19 gennaio, il giorno dopo aver ritirato
> la busta paga. Quando lei si è ribellata, lui l'ha riempita di botte, le ha spaccato
> due denti e fatto l'occhio nero, costringendola a tornare al pronto soccorso.
> Perfino quando decideva di fare l'amore con lei, prima la picchiava per
> costringerla a seguirlo a letto.
 
In un articolo del 30/1/2007 dello stesso giornale però c'è scritto:
"Io non posso permettermi di andare alle preghiere come dovrei, perché lavoro dalle sei di mattina a mezzanotte».
Mostra le carte Moustaphà diventato il marocchino più famoso e cattivo di Verona. Da 13 anni lavora per una ditta di radiatori per auto, camion e altro. Da due è in mobilità, il primo anno lo pagavano mille euro al mese, il secondo 600, e lui per cercare di guadagnare soldi per la famiglia ha anche lavorato per sei mesi a Torino, con un contratto a tempo determinato. Non è quindi un disoccupato come s’era ipotizzato, anzi: «Al lavoro guadagnavano 1700 euro, con gli straordinari arrivavo a 2500. Grazie a questo ho potuto fare il mutuo per acquistare la casa in cui viviamo la mia famiglia e io. Anche mia moglie lavora, i soldi, quando le cose andavano bene glieli ho sempre lasciati, basta fare un controllo in banca. Mi sono trovato sbattuto sul giornale come se fossi un criminale, ma ho letto bugie che posso smentire con documenti».
Moustaphà, accompagnato dal rappresentante della comunità marocchina a Verona Raquid Mouttaqui, estrae dalla sua cartella le ecografie delle gravidanze della moglie: «È vero che ha avuto tre aborti. Ma perchè il medico le aveva detto che aveva gravidanze a rischio e doveva stare a riposo, invece lei andava in giro. Credo che se avesse abortito come sostengono i giornali perchè le avevo calpestato la pancia, i medici avrebbero trovato le lesioni. Nell’ultimo caso invece abbiamo deciso insieme l’aborto perchè non possiamo permetterci un’altra bocca da sfamare. Eravamo andati insieme all’ospedale di Soave per l’intervento».
Si difende Moustaphà anche riguardo all’ultima denuncia presentata dalla moglie, che parla di un pugno che le ha fatto saltare un dente: «Sono bugie, quel dente era cariato. Io le dicevo di mangiare la mela con il coltello, lei invece addentava e le è venuto via il dente. Se le avessi dato un pugno anche le sue labbra si sarebbero gonfiate, ci sarebbe stato un taglio, invece niente». Moustaphà dice che la moglie da quasi due anni lo ricattava dicendo che se non avesse esaudito i suoi desideri l’avrebbe denunciato per maltrattamenti: «Mi aveva chiesto di acquistarle un’auto di quelle che si possono guidare senza patente. Le ho risposto che non potevamo permettercelo visto che sono in mobilità e abbiamo il mutuo da pagare. Le ho detto di prendere la patente che le avrei lasciato la mia auto e io sarei andato al lavoro in moto, ma non ne ha voluto sapere. Ma io non ho mai denunciato niente, vi pare che denunci mia moglie? Io penso ai bambini per questo sono sempre rimasto a casa e ci sono stati periodi in cui dormivo sul divano perchè lei voleva fare un altro figlio. E siccome nostro figlio più grande voleva venire a dormire con me, perchè mi è tanto affezionato, lei lo picchiava».
Dal racconto del marocchino sembra più lui vittima della moglie: «È anche tanto gelosa se vado al centro commerciale e saluto una collega di lavoro mi fa mille domande, così come se incontro per strada qualche donna che lavora con me e le dò un passaggio succede un finimondo. Non so perché faccia così è cambiata da un paio di anni, dopo la morte di suo padre. Ho persino pensato che si fosse innamorata di un altro, ma se è così, che vada. A me interessano soltanto i miei bambini è per loro che voglio un futuro di benessere». Ieri mattina Moustaphà è stato dall’avvocato Guariente Guarienti per dargli mandato di denunciare per diffamazione chi ha scritto cose false su di lui. Per quanto riguarda l’incitamento alla violenza dell’imam tirato in causa la Digos, già nel 2005 aveva acquisito le registrazioni di quell’appuntamento. Sull’episodio il deputato di An Alberto Giorgetti ha presentato un’interrogazione al ministro dell’interno, chiedendo aiuto per la donna e di far luce sul caso. Ma sarà il magistrato adesso a far luce su un caso che è probabilmente di maltrattamenti in famiglia, sicuramente non un caso di estremismo religioso.
"

> chiesto aiuto al centro di assistenza sociale di San Giovanni Lupatoto,
> il comune di residenza in provincia di Verona, sentendosi rispondere che se
> avesse voluto usufruire di una struttura di accoglienza, avrebbe dovuto
> versare 95 euro al giorno."
 
In un articolo del 1/2/2007 dello stesso giornale però c'è scritto:
"«Non si poteva lasciare degradare ulteriormente la questione e per questo siamo intervenuti mettendo in una struttura protetta la donna e i suoi figli», dice Remo Taioli, sindaco di San Giovanni Lupatoto.
«Intanto abbiamo messo al sicuro madre e bambini allontanandoli dall'uomo e mettendoli sotto tutela», spiega l’assessore Ferramosca. «Abbiamo individuato questa soluzione d’intesa con l’avvocato Rosanna Credendino, che difende la donna, e con i vertici dell'associazione Centro Petra di Verona. Per garantire la sicurezza riteniamo opportuno non dire dove si trova la donna ed inoltre non abbiamo voluto prendere in considerazione l’ipotesi di ospitare in una casa del paese la donna e i suoi figli. Ciò per evitare pericolose vicinanze».
«L’allontanamento della madre e dei bambini dall’uomo alla luce dei fatti era l’unico modo per tutelare da donna da possibili ritorsioni», continua l’assessore Ferramosca.
L’assessore ci tiene però a sottolineare che la difficile situazione in cui si trovava la famiglia di Moustapha Ben Har, il quarantaseienne marito della donna, con i ricorrenti litigi e percosse, era ben nota ai servizi sociali del comune (e anche alle forze dell'ordine) e attentamente seguita.
«Le assistenti sociali del comune seguivano da tempo la famiglia Ben Har», racconta l’assessore. «Ciò è dimostrato anche dal fatto che proprio per lunedì mattina scorso era stato programmato l’incontro che poi ha portato all'allontanamento della donna e, speriamo, alla risoluzione della criticità. Posso affermare con tutta tranquillità che i nostri servizi sociali hanno fatto al meglio la loro parte e fino in fondo».
"
 

Vedo anche tante altre risorse completamente gratuite dove poteva andare o che poteva consultare a Verona:
 

  PER DORMIRE
Dormitorio Camploy
Via S. Cristoforo, 2 (Verona)
Si accede previo contatto con l'ufficio stranieri (via Pallone, 9) o i Servizi sociali (vicolo San Domenico)
 
Dormitorio Comunità dei giovani
Si accede dal Centro Diurno per senza fissa dimora
via Betteloni, 14 - Verona - Tel. 045.8401324
sportello: lunedì, giovedì, venerdì dalle 14.00 alle 18.00 - martedì dalle 8.30 alle 12.30
 
 
  SERVIZI SOCIALI

Adulti in difficoltà
Servizio sociale ufficio adulti in disagio
Vicolo S. Domenico 13/b - Verona - Tel. 045.8078380 - 045.807836
Servizio sociale, segretariato, consulenza, accoglienza dormitorio, buoni mensa
Quando: martedì e giovedì ricevimento libero dalle 9.00 alle 13.00 - gli altri giorni si riceve su appuntamento
 
Ufficio stranieri
Ufficio Stranieri
Via Pallone n° 9 - Verona - Tel. 045 8077326
Assistenti sociali, aiutare e sostenere l'inserimento a Verona degli stranieri immigrati regolari, segretariato sociale mensa comunale, l'asilo notturno e i Centri di accoglienza.
Quando: lunedì, giovedì, venerdì dalle 9.00 alle 11.00 - martedì dalle 15.00 alle 17.00 - mercoledì dalle 11.00 alle 13.00.
 
  PER MANGIARE

Mensa comunale
Via San Cristoforo, 4 - Verona
Ronda della Carità
Quando: tutti i giorni tranne la domenica, dalle 11.30 alle 12.15
É necessario il buono mensa ritirato presso l'ufficio stranieri e l'ufficio per persone senza dimora
Associazione gli Amici di Paolo Favale
Referente: Maria Rita
Colazioni presso i giardini di Piazza Isolo (Verona), tutte le mattine dalle 8.00 circa

Frati di San Bernardino
Stradone A. Provolo, 28 (quartiere San Bernardino) Verona - Tel. 045.596497
Referente: Frate Ezio
Mensa tutti i giorni (no la domenica) dalle 10.30 alle11.30, (ritiro dei buoni). Entrata da dietro il convento dei frati.

Frati cappuccini del Barana
Via colonnello Fincato 35/B (borgo Venezia - Verona) - Tel. 045.525374
Mensa tutti i giorni, dalle 11.00 alle 11.30 (ritiro della prenotazione)

Parrocchia S. Filippo Neri
Via Filippini, 16 (centro Verona)
Mensa solo la domenica, da ottobre a maggio, dalle 11.30 alle 12.30

Padre Luciano - Tel. 045.8002823
Colazione tutti i giorni, dalle 8.00 alle 8.30
Quando: Mensa tutti i giorni dalle 17.00 (ritiro prenotazione alle 16.00). Distribuzione sacchetti alle 17.00

Casa della carità
Via Prato Santo , 15/B - Verona - Tel. 045.8342685
Quando: Colazione tutti i giorni, dalle 8.00 alle 8.30
Mensa tutti i giorni dalle 17.00 (ritiro prenotazione alle 16.00)
Distribuzione sacchetti alle 17.00

Suore Canossiane
Via Regaste San Zeno (Verona)
Referente: Suor Lina
Quando: pranzo al sacco tutti i giorni, dalle 15.00 alle 16.00


  PER LAVARSI

Casa della Carità
Via Prato Santo, 15/b - Verona - Tel. 045.8342685- 045.8343065
Docce per uomini e donne
Quando: mercoledì, venerdì dalle 10.30 alle 12.30

Frati francescani di San Bernardino
Stradone A. Provolo, 28 (quartiere San Bernardino) Verona - Tel. 045.596497
Referente: Frate Ezio
Docce per uomini e donne
Quando: lunedì, martedì,giovedì, venerdì dalle 8.30 alle 10.30
sabato dalle 15.00 alle 18.00
domenica dalle 9.30 alle 12.30
Distribuzione lamette, schiuma da barba, mutande, magliette, scarpe e calzini

Frati cappuccini del Barana
Via colonnello Fincato 35/B (borgo Venezia - Verona) - Tel. 045.525374
Referente: Frate Mario
Docce per uomini e donne
Quando: mercoledì, venerdì, sabato dalle 8.30 alle 10.30


 
PER VESTIRSI

Casa della Carità
Via Prato Santo, 15/b - Verona - Tel. 045.8342685, 045.8343065
Guardaroba: giovedì dalle 8.30 alle 11.00 (per donne) - venerdì dalle 8.30 alle 11.30 (per uomini)

Centro ascolto guardaroba - Tempio Votivo (stazione di Verona)
Piazzale 25 aprile, 8
Referente: Frate Iulian, Cristina - Tel. 045.8100812
Distribuzione abiti: lunedì e venerdì dalle 9.30 alle 11.00 -

Casa del colle Caritas
Località San Giovanni in Valle (Verona)
Vicolo Pozzo, 18
Distribuzione indumenti dal lunedì al giovedì: per donne dalle 9.00 alle 11.00; per uomini dalle 15.00 alle 17.00

Frati cappuccini del Barana
Via colonnello Fincato 35/B (borgo Venezia - Verona) - Tel. 045.525374
Referente: Frate Mario
Distribuzione vestiti: lunedì consegna numero - venerdì distribuzione alle 15.30 (una settimana per uomini una settimana per donne)


  ASCOLTO ED ACCOMPAGNAMENTO

Centro diurno per senza fissa dimora
Via Betteloni, 14, zona borgo Venezia (Verona) - Tel. 045.8401324
lunedì, giovedì, venerdì dalle 14.00 alle 18.00 - martedì dalle 8.30 alle 12.30

Casa della carità
Via Prato Santo, 15/b - Verona - Tel.0458342685, 045.8343065
Quando: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì dalle 10.30 alle 13.00

Caritas
Lungadige Matteotti, 8 - Verona - Tel. 045.8350305
centro di primo ascolto, da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 12.30


  ASSISTENZA LEGALE

Avvocati di strada
Gli Avvocati di Strada di Verona informano dell'esistenza del servizio di Assistenza legale gratuita per persone senza fissa dimora prestato nei seguenti giorni e luoghi:
Martedì, dalle 17.00 alle 18.00 presso la Mensa dei Frati del Barana, in Via Fincato, 35/B a Verona
Mercoledì, dalle 17.00 alle 18.00 presso la Canonica della Chiesa di S.Tomaso, in Piazza S. Tomaso a Verona
Venerdì, dalle 13.30 alle 14.30 presso la Mensa dei Frati di S. Bernardino, in Via Aurelio Saffi a Verona.
Per Informazioni e Prenotazioni: Laura Vinco cell. 347 8421032 -
avvocatidistrada@comunitadeigiovani.org

Chiesa di San Tomaso (Verona)
Frati Barana (via Colonnello Fincato - Verona)
Quando: martedì dalle 17.00 alle 18.00 - mercoledì dalle 17.00 alle 18.00

Sportello Migranti
Alte Ceccato di Montecchio Maggiore (Vi)
«SPORTELLO MIGRANTI» è un servizio di consulenza legale gratuita su: rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno; ricongiungimenti familiari; espulsioni; lavoro; casa; blocco sfratti. Il servizio è aperto nei seguenti giorni: martedì (ore 10-13), mercoledì (ore 17-20), giovedì (ore 17-20), venerdì (ore 10-12). La sede dello Sportello è in Via Leonardo da Vinci n.50 angolo Via Puccini - ALTE CECCATO di Montecchio Maggiore (Vi) - Tel. 0444.492507 - email: sportellomigranti@inventati.org
 
 

Ultime notizie sul marito di Amal, da un articolo di giovedì 8/2/2007 del giornale di Verona:
"Condannato a un anno e otto mesi senza i benefici della sospensione
Mostafa Ben Har sui giornali finì perchè di lui si disse che al ritorno dalla Moschea aveva picchiato duramente la moglie, come lui originaria del Marocco. Per quella vicenda finirà in futuro davanti al giudice mentre ieri mattina, assistito dagli avvocati Paolo Guarienti e Simonetta Favero, doveva rispondere di maltrattamenti passati, quelli denunciati nell’agosto 2005. Ma quello che sta dietro alle botte sistematiche nulla ha a che fare con la religione, piuttosto trae origine dal fatto che lui «lamentava il cattivo comportamento della moglie in quanto non accudiva marito e figli “come una brava moglie marocchina”», si legge nella motivazione della sentenza redatta dal GUP Marzio Bruno Guidorizzi che lo ha condannato a un anno e otto mesi di reclusione senza il beneficio della pena sospesa.
Ieri Mostafa Ben Har doveva rispondere di maltrattamenti riferiti all’agosto 2005 (quando lei denunciò che l’aveva presa a pugni con tale violenza da spingerla a chiamare i carabinieri) e poi di anni prima, quando lui le aveva lanciato addosso gli oggetti di casa. E sempre in occasione di quella denuncia la donna disse che in aprile l’aveva minacciata impugnando un’ascia. Lei si recò dai carabinieri di San Giovanni Lupatoto il 22 agosto e una settimana dopo tornò in ospedale. Sempre per le botte (ma per quelle fu arrestato e patteggiò quattro mesi di reclusione).
Il legale di parte civile, l’avvocato Fabio Zambelli, ieri ha prodotto anche le ultime due denunce, quelle presentate il 21 e 26 gennaio 2007, a completamento di un quadro che non sarebbe mai cambiato. A ciò l’accusa ha aggiunto le relazioni dei servizi sociali ai quali la donna si era rivolta. «L’ufficio da atto», scrive il GUP nella motivazione della sentenza, «di avere più volte conferito con il marito (della vittima, ndr). Tale relazione sottolinea che il problema tra i coniugi risulta di difficile soluzione posto che trova le proprie radici in un “livello culturale di non accettazione di ruolo paritario della moglie”».
E nella nozione di maltrattamenti il giudice ha considerato non solo le botte ma anche i fatti «che incidono sul patrimonio morale rendendo dolorose le relazioni familiari. E tale patrimonio morale», conclude il GUP, risulta minato anche dalle continue minacce di sottrazione dei figli più volte perpetrate e di un loro allontanamento verso il paese natio dei genitori». (f.m.)"

Ciao!
Diego

Cosa ha scritto Adriana Bolchini Gaigher...

 
Oggi pubblico una storia dal blog della sig.ra Adriana Bolchini Gaigher:

Oggi vi racconto una breve storia, una sintesi di una delle tante, troppe, assurde e disumane vicende di donne musulmane che vivono il loro inferno quotidiano nel nostro paese, abbandonate a sé stesse, perché le autorità e le leggi non le proteggono e non hanno vicino a sé la famiglia nella quale sono nate, che può almeno riempire qualche vuoto.
Da Souad Sbai mi viene segnalato un caso tragico di una donna marocchina che vive da molti anni, in un paesino in provincia di Verona, e che ha subito una serie infinita di ingiustizie e di violenze da suo marito, ma che nonostante le molteplici denunce presentate alle autorità continua a subire sevizie inaudite e vive in continuo terrore e avendo avviato ormai da tempo l’ODDII – Osservatorio del diritto italiano e internazionale, creato apposta per portare alla luce e intervenire nei casi di ingiustizie e lesioni dei diritti, mi impegno in prima persona per cercare una soluzione.

In considerazione dei tempi stretti nei quali si sta svolgendo questa tragedia familiare, chiamo immediatamente al telefono la sorella della vittima, per sapere cosa posso fare per aiutarle e lei mi riferisce che Amal (la sorella) è stata per l’ennesima volta massacrata di botte dal marito che le ha rotto persino dei denti e ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere.
E’ la quarta volta che succede in maniera così violenta e che Amal finisce in ospedale, anche se le botte in 20 anni di matrimonio non sono un evento sporadico, ma sono una quotidianità, purtroppo ogni tanto superano la soglia sconfinando in lesioni molto gravi, per cui è necessario ricorrere alle cure ospedaliere.
Le tre volte precedenti, con minacce, botte e ricatti sui figli, il marito Moustapha Ben Har era riuscito, a far ritirare le denunce presentate dalla donna.

La cosa mi lascia perplessa e mi domando come mai le autorità che hanno ricevuto le denunce non si sono prese la briga di indagare, perché esistono meccanismi insiti nelle legge, che in presenza di violenza familiare, possono e debbono essere attuati, ma nel caso di Amal, nessuno sembra si sia voluto assumere la responsabilità di intervenire.

Questa volta la sorella è veramente spaventata perché nonostante la gravità della situazione i carabinieri non hanno ritenuto necessario arrestarlo. Il Sindaco interpellato risponde di non avere fondi per offrirle ospitalità in case protette e che deve pagare lei di tasca sua l’ospitalità, per potersi proteggere assieme ai figli dalla furia violenta del marito. Gli assistenti sociali fanno ancora di peggio, le lasciano intendere che se cercherà di andar via da casa, si vedranno costretti a strapparle i figli. Solo un’associazione di volontari la sta aiutando, ma con ciò che ha cioè una psicologa per il sostegno morale (immaginate lo stato di prostrazione in cui può vivere una persona in queste condizioni) e un avvocato che l’aiuterà a fare le pratiche per separarsi dal marito.

Nelle mie tante telefonate e consigli, nonché intervento di una persona per stimolare i carabinieri della zona ad arrestare il delinquente, finalmente si ottiene un fermo del marito, ma due ore dopo viene rilasciato con la motivazione che i carabinieri non possono farci niente.
Faccio nuovamente intervenire una persona per informarsi sull’accaduto, trovo assurdo e disumano ciò che i carabinieri hanno fatto, ma vengo a sapere che non dipende da loro la convalida dell’arresto, bensì dal giudice, il quale non ha ritenuto di sottoscriverla. Eppure esistono leggi che in caso di violenza familiare e di pericolo per l’incolumità della vittima, soprattutto in presenza di minori, con la possibilità del rapimento degli stessi per portarli all’estero la misura dell’arresto cautelare è possibile, anzi è necessaria oltre che obbligatoria.

Suggerisco di rivolgersi urgentemente all’avvocato per chiedere un immediato allontanamento del marito dalla casa della famiglia, ma l’avvocato stranamente risponde che è prematuro, meglio attendere un mese, poi si sarebbe visto il da farsi.
Le poverette si recano dai carabinieri per chiedere l’allontanamento cautelare del marito, ma loro rispondono che dipende dal tribunale ottenere questo intervento ed allora vanno in tribunale, ma si sentono dire che debbono rivolgersi all’avvocato. Io suggerisco di tornare in Tribunale a chiedere se esiste la possibilità del patrocinio di stato, visto le condizioni economiche disagiate e l’indirizzo di un altro avvocato, perché quello che hanno non sembra avere capito la gravità della situazione o peggio la sta prendendo come una routine a cui rassegnarsi.

Alla sera disperate le donne tornano a casa, anche se ho consigliato alla sorella di ospitare Amal ed i suoi figli, ma questa possibilità è molto temuta, per le ritorsioni che il marito potrebbe attuare, così preferisce rischiare e si barrica nella camera con i suoi due figli in attesa di superare la notte di terrore che l’attende per poter nuovamente agire e avere il tempo di far intervenire qualcuno. Nel frattempo Souad Sbai chiede a Magdi Allam di dare voce alla vittima e di far sapere all’opinione pubblica la tragedia che sta accadendo, così io spiego a Magdi alcuni punti salienti della questione e lui procede della sua intervista e nell’approfondimento di quanto è accaduto a questa povera donna, che per le autorità italiane è praticamente senza identità e senza diritti, insomma Amal non esiste e suo marito può ucciderla, prima che qualcuno si accorga di lei e della sua tragedia, salvo poi battersi tardivamente il petto e coprirsi il capo di cenere e gridare ancora una volta all’islamico cattivo, lasciando dietro di sé distruzione e soprattutto timore e diffidenza verso gli islamici, che per fortuna non sono tutti dei mascalzoni come il marocchino Moustapha Ben Har, ma le brave persone non fanno cronaca e la cronaca finisce per fare la storia.
Ora vi lascio all’articolo di Magdi Allam:
«È l'Islam che lo dice. Il Corano lo ordina» L'imam: «Giusto picchiare le donne»
Verona, dopo la predica Amal massacrata dal marito. Lo ha denunciato: ora vive barricata in casa con i figli.
ROMA — «Sentito che ci ha detto l'imam? Che dobbiamo picchiare la moglie! Perché le donne sono stupide, sono come le pecore che devono essere governate da un pastore. Voi uomini avete ragione di picchiarle, perché è l'Islam che lo dice. Il Corano lo ordina». Era il 26 agosto 2005, al termine della preghiera del tramonto, il predicatore d'odio islamico Wagdy Ghoneim parlò con i fedeli raccolti nella moschea di Verona in via Biondani, uno stabile dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). Leader dei Fratelli Musulmani, incarcerato in Egitto, espulso dagli Stati Uniti e dal Canada per apologia di terrorismo, Ghoneim riuscì ad ottenere un visto d'ingresso in Italia, su invito dell' Ucoii, tenendo quattro incontri a Bologna, Verona, Padova e Sesto San Giovanni.

Tra gli intervenuti ad ascoltarlo nel capoluogo scaligero c'era il marocchino Moustapha Ben Har, 46 anni, un uomo violento, che aveva costretto la moglie a suon di botte ad abortire due volte e l'aveva spedita tre volte al pronto soccorso con la faccia rotta; che era stato denunciato per l'accoltellamento di un connazionale che risiede nello stesso stabile; che infine si è ritrovato disoccupato per i continui litigi sul posto di lavoro. Una volta rientrato a casa, Moustapha, forte di una legittimazione islamica al comportamento brutale, rivolse minacce pesanti ad Amal El Bourfai, 33 anni, conosciuta e sposata a Casablanca: «L'imam ci ha detto che le donne sono senza anima. Sono create solo per fare bambini, sbrigare le faccende domestiche e soddisfare i piaceri del marito. Le mogli non possono alzare la voce. Chi comanda è solo il marito. Se la moglie sbaglia, è normale punirla. Questo è l'insegnamento del profeta ».
Quella sera Amal ebbe veramente paura. Strinse a sé i due figlioletti, Aiman, oggi di 4 anni, ed Elias, che a maggio ne compierà 3. Ripensò ai primi giorni di matrimonio, quando Moustapha si rivolgeva a lei con dolcezza. E come all'improvviso, due mesi dopo il suo arrivo in Italia nel 2000, lui cominciò a picchiarla perché lei non era ancora rimasta incinta: «Sei come una terra secca, non dai il frutto!». Amal si sentiva in colpa e sopportava le botte. Fino a quando dalle analisi non emerse che il problema era del marito. Lui si sottopose a una terapia ormonale che ebbe successo. Ma in realtà lui non amava i figli. Per ben due volte la sua furia criminale costrinse la moglie ad abortire per le percosse al ventre. Anche dopo la nascita di Aiman, lui l'aggredì stendendola a terra e saltandole sul ventre. Era incinta di quattro mesi, sanguinava, andò in ospedale e riuscì a portare avanti la gravidanza fino alla nascita di Elias. Poi Amal è stata costretta ad abortire per la terza volta in ospedale, perché lui non voleva più figli: «Non ho i soldi per mantenerli».
Di fatto è solo lei a lavorare, come operaia in un'azienda ortofrutticola con un compenso tra i 600 e i 700 euro. Ben poco per quattro persone. E, come se non bastasse, regolarmente lui le sequestrava i soldi per andare con prostitute. Si è ripetuto lo scorso 19 gennaio, il giorno dopo aver ritirato la busta paga. Quando lei si è ribellata, lui l'ha riempita di botte, le ha spaccato due denti e fatto l'occhio nero, costringendola a tornare al pronto soccorso. Perfino quando decideva di fare l'amore con lei, prima la picchiava per costringerla a seguirlo a letto. Per tre volte lei ha sporto denuncia e poi l'ha ritirata: «Se non lo fai, appena torni a casa non troverai più i bambini», la minacciava ripetutamente.
Amal si sente impotente perché Moustapha le ha sottratto tutti i documenti: il passaporto, il permesso di soggiorno, la tessera sanitaria e il codice fiscale. Lei dipende da lui in tutto, perché formalmente risiede in Italia per ricongiungimento familiare. La svolta è avvenuta con la denuncia dopo il più recente ricovero al pronto soccorso, denuncia che Amal non intende più ritirare. Lui, per vendetta, ha deciso di scappare in Marocco portandosi via i figlioletti. Ha già spedito ai familiari a Casablanca, su un pullman che parte da Verona, i suoi bagagli. Da allora Amal si è barricata in casa con i figli. Ha chiesto aiuto al centro di assistenza sociale di San Giovanni Lupatoto, il comune di residenza in provincia di Verona, sentendosi rispondere che se avesse voluto usufruire di una struttura di accoglienza, avrebbe dovuto versare 95 euro al giorno. Ieri è tornata in tribunale chiedendo, tramite il suo avvocato, Rosanna Credendino, un provvedimento urgente di allontanamento di Moustapha dall'abitazione. Lunedì andrà in questura per chiedere il divieto di allontanamento dal territorio nazionale del marito e dei figli.

Esami

... Di norma il periodo d'esami è quello più pesante per la vita di uno studente, sta mattina sveglia presto per iniziare a studiare visto che tempo da perdere non ne ho affatto... e tra un titolo e l'altro si fa una piccola pausa per staccare un po' !!
é bello potersi impegnare in ciò che si fa, cosa che a volte non si riesce a fare bene a causa di molteplici fattori nella vita, sinceramente ho l'esame di Diritto Privato il 9 - esame che mi trascino dietro dal primo anno - e non è che sono pronta vista la mia negazione per le materie giuriche e soprattutto diritto privato visto che è molto ma molto vasto e non riesco affatto a tenere a mente tutte le norme e gli effetti di ogni istituto giuridico!! strano ma dopo lungo tempo sui libri mi rendo conto che inizia a piacermi, sono quella che sempre ha studiato qualche giorno prima dell'esame ed è stato sempre un metodo che ha funzionato ma a lungo andare inizio a maturare, inizio a cercare il valore aggiunto che ogni esperienza mi porta anche se si tratta solo di un esame universitario, inizio a pretendere da me stessa un certo livello di preparazione, un certo livello di cultura ... proprio il cosidetto valore aggiunto alla mia persona !!
 
sembra essere un altro modo di approccio all'università !!
 
buona giornata e torno alle azioni di nunciazione :-((( !!

Re: ...

...è finalmente arrivata l'ora di scrivere anch'io ...
 
è bello poter vedere che la maggior parte delle persone risponde al mio intervento con parole non adeguate ... non si risponde alla rabbia con maggior rabbia, dobbiamo essere tutti aperti e cercare di costruire un dialogo basata sulla volontà di conoscersi e capirsi malgrado le differenze che possano esistere!! Siamo diversi per natura e questo è una grande cosa - vuole che possiamo essere persone più ricche confrontandoci l'uno con l'altro -, confrontando le nostre culture e di conseguenza i nostri punti di vista !!
se parlo di capitale UMANO è solo perchè possiamo ancora essere utili l'uno all'altro...
le reazioni della maggior parte delle persone che mi ha scritto è più che prevedibile perchè parte sempre dei pregiudizi...chi non conosce una cosa non può nemmeno espremersi su di essa!! io sono la prima a volere il dialogo, la prima che si sbatte per il dialogo attraverso le conferenze che organizzo e che sto organizzando, e non solo ... aiuto il mio prossimo che sia straniero o italiano non importa è sempre un essere umano come me, la nazionalità è solo un etichetta, IN FONDO SIAMO TUTTI ESSERI UMANI indipendentamente dal colore della nostra pelle o dai lineamenti del nostro viso !!
Mi ritengo anche la persona che meglio e facilmente si è integrata in Italia - anche se dal mio intervento non si direbbe affatto -, ma l'integrazione è un processo che va alimentato non con l'odio che ho visto in molti commenti ma con la volontà di un dialogo bilaterale !!
 
Bisogna conoscere se stessi per conoscere gl altri e come qualcuno mi ha scritto non bisogna puntare il dito sugli altri senza avere guardato se stessi e io mi riguardo a differenza di molti - ho un forte spirito di autocritica - e da questo che dico che non bisogna partire dai pregiudizi - è vermente la cosa peggior- !!
pensiamo a volte a noi nei panni degli altri e vediamo come ci sentiamo e come ... ???
 
buona serata ancora
 
Imane
 

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